POLICY BRIEF per l'ISPI - La Bolivia di Morales e il conflitto in arrivo  

Dove scoccherà la scintilla che farà esplodere il nuovo conflitto Sudamericano?

Il Venezuela di Hugo Chavez è in allerta contro la Colombia, accusata di essere troppo vicina agli Stati Uniti. Ma il vero rischio proviene dalla Bolivia di Evo Morales: il suo governo è etno-centrico, socialista, nazionalista, e fin troppo dipendente dalle esportazioni di gas.

La Bolivia è spaccata in due: c'è un altipiano "indigeno", povero e carico di risentimento; c'è una pianura "bianca", più sviluppata e collegata al commercio internazionale, e soprattutto ricca di gas. Il 6 dicembre 2009 Morales verrà rieletto come presidente, e le tensioni tra queste due parti monteranno. Rischiando di coinvolgere i Paesi vicini.

Il policy brief per l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale è consultabile qui.

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Il Fatto Quotidiano e l'ingenua lettura della Guerra dei Gasdotti  

Sorprendente l'articolo pubblicato oggi dal "Fatto Quotidiano" sulla "Guerra dei gasdotti", a firma di Giorgio Arbatov, consultabile qui.

Arbatov parla di tante cose, ma non spiega un particolare fondamentale: perché Nabucco e South Stream dovrebbero essere in competizione? La priorità europea non dovrebbe essere quella di soddisfare la maggior richiesta di gas in arrivo, pari a 200 miliardi di metri cubi in più l'anno entro il 2015? Calcoliamo: 62 miliardi arriveranno da South Stream, 30 da Nabucco (è grande la metà!), e il resto dalla pipeline russo-tedesca North Stream, oltre alla pipe Itgi e ai nuovi impianti di LNG. Più pipe ci sono, meglio è.

L'articolo stesso riporta che il Nabucco potrebbe presto prendere gas dall'Iran, un ipotesi che "potrebbe sembrare stravagante", ma sarebbe fattibile allorché gli "ayatollah trovassero un accordo sul nucleare". Non è forse una condizione un po' troppo labile, quella di far dipendere la realizzabilità di un progetto dal regime iraniano? Mi si perdoni, ma a Tehran preferisco Mosca, e di gran lunga.

Peraltro, c'è un'imprecisione marchiana nel ricostruire il percorso dei due gasdotti. South Stream percorre quasi 900 chilometri sotto le acque del Mar Nero (appalto Saipem!), riemerge in Bulgaria, e si snoda in due tronconi: uno verso la Puglia, e uno verso il Nord Italia e la Francia. Nabucco passa per la terraferma turca (ancora un altra pipeline che passa per la terraferma turca!), e tira dritto per l'Austria. South Stream passa per l'ex-Jugoslavia, e Nabucco passa per l'Est Europa. Per l'articolo, i due percorsi sarebbero pressoché coincidenti: non sembra!

Palle finali: al completamento della pipeline South Stream (gas) sarà collegato il completamento dell'oledotto che "taglia in due l'Anatolia" e crea per Mosca lo sbocco sul Mediterrano che cercava "dai tempi di Pietro il Grande". Al di là del fatto che i due progetti non hanno nulla in comune (rifornimenti, percorsi, significato strategico), Arbatov dimentica che i primi a volere l'oledotto siano i turchi: lo stretto dei Dardanelli soffoca di petroliere, ed è necessario scaricarlo. Peraltro, è in progetto un altro oleodotto sul territorio europeo della Turchia, per by-passare i Dardanelli: un progetto breve, ma intenso.

Si cita poi il fatto che Gazprom abbia piazzato l'ex cancelliere Schroeder a presiedere il completamento di North Stream, e l'ex ministro degli esteri Fischer a occuparsi di Nabucco. Il punto è: e se fosse stata la Germania a piazzarceli? Berlino non ha un'azienda energetica nazionale come l'eni, e deve trovare nuove soluzioni per creare un appoggio diplomatico alle proprie operazioni energetiche: ne va dell'interesse nazionale.

"Chi vince si aggiudica il controllo delle rotte energetiche fra due continenti": caro Arbatov, non è vero. L'Europa vincerebbe anche se almeno uno solo tra i due gasdotti, South Stream e Nabucco, venisse completato. Clicchi "zoom-out" sulla piantina di google maps, e vedrà che la penisola europea non è l'unico mercato appetibile per Mosca. A Est vedrà una grande macchia rossa, chiamata Cina. Il collegamento tra Russia e questa nuova potenza sarebbe immediato, senza governi instabili o Turchie di mezzo. Riteniamoci fortunati di poter scegliere tra più gasdotti, perché già è tanto se ce ne danno uno.

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Articolo per L'Avanti: Fondi Sovrani, attacco al cuore dell'America  

In un articolo su L'Avanti viene esplorato il valore geostrategico dei fondi sovrani, e l'effetto che essi hanno sul potere americani.

L'articolo contiene alcuni brani tratti da "Sfida all'Ultimo Barile" ed è aggiornato agli ultimi sviluppo dei rapporti tra USA e Cina.

L'idea è che dagli anni Novanta gli Stati Uniti sono stati aggressivi dal punto di vista territoriale, e hanno espanso la loro presenza in Medio Oriente; ma che adesso i Paesi petroliferi, tramite i propri fondi sovrani, stanno portando avanti un contrattacco.

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Perché Obama il cinese deve preoccupare l'Italia  

Obama è stato il grande assente dalle celebrazioni per il ventennale della Caduta del Muro a Berlino. E' parso strano: in campagna elettorale aveva fatto di tutto per tenere un discorso nella capitale tedesca, e il suo messaggio era stato che bisognava "abbattere tutti i muri del mondo".

Si sono interrogati gli analisti politici sul perché dell'assenza. In fondo, il discorso elettorale a Berlino era stato controproducente: i presidenti esterofili agli americani non sono mai piaciuti. Poi c'era l'approvazione della riforma sanitaria da seguire. Ma la soluzione al giallo è giunta alla fine: la visita in Cina.

Il 1989 non è stato solo l'anno del Muro, ma anche della strage orrenda di piazza Tien an Men, ricordata con pochi articoli e ancor meno commemorazioni. Obama si è recato questa settimana in Cina a cercare un partenariato strategico con Pechino, che di certo non ama gli anniversari 1989.

Obama ha voluto dimostrare che la sua priorità è la Cina, e non l'Europa. La Cina che detiene 900 miliardi del debito pubblico americano, e che sta diventando una potenza militare. La Cina che dipende dall'America, quanto l'America dipende dalla Cina.

La Germania è corsa ai ripari: Berlino è sempre più vicina a Parigi. Antonio Puri Purini, ex-ambasciatore in Germania, scriveva ieri sul Corriere: speriamo sia un duo franco-tedesco alla Kohl-Mitterrand, e non Schroeder-Chirac. Speriamo che riparta, cioè, l'idea di un'Europa politica. Ma l'Obama cinese spinge in senso opposto.

Intanto, l'Italia rimane ai margini: non c'è modo di rimettere in piedi la collaborazione italo-tedesca, e il treno americano è partito per la Cina. Non abbiamo alleati, nè in Europa, nè tra le grandi potenze.

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L'Europa si preoccupa della Russia, ma la vera minaccia viene dalla Turchia  


La Turchia sta virando verso il Medio Oriente. E' diventato evidente con la critica rivolta dal premier Recep Tayyip Erdogan a Israele: "E' più facile trattare con Bashir del Sudan che con Netanyahu". Se Ankara non si è schierata direttamente palestinesi, almeno ha preso le distanze dagli israeliani.

A seguire: sono stati riattivati i contatti diplomatici con la Siria e l'Iran, avversari storici.

Certo, esistono anche segnali di tendenza inversa: i contatti diplomatici con la cristiana Armenia hanno raggiunto un punto di svolta quest'anno, che ha portato alla riapertura delle frontiere tra i due Paesi.

Ma la chiave di lettura è una sola: la Turchia si sente più sicura del proprio valore strategico, e può affrancarsi dalla protezione americana, abbandonando anche i progetti europeisti.

Sul territorio turco sono stati (o verranno) imbullonati i principali progetti di approvvigionamento energetico europeo: South Stream, Nabucco, BTC, IGI, sono solo i principali. Il vero rischio geopolitico non dipenderà dalla produzione russa, ma dal passaggio turco.

Inoltre la Turchia rappresenta il fronte di "stabilità democratica" rispetto ai territori contesi del Caucaso, alla guerra irachena, e ai problemi iraniani. Ankara sta giocando bene le sue carte.

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